LISA (17 anni): Studentessa con disturbo dello spettro autistico. Ha un viso dolce ma sempre basso. Indossa abiti larghi per nascondersi e grandi cuffie attorno al collo.
MARCO (17 anni): Il "leader" della classe, spavaldo e presuntuoso, con un atteggiamento da tipico bullo.
LA CLASSE: Gruppo misto, inizialmente giudicante, poi partecipe.
La camera parte da un dettaglio strettissimo: le mani di Lisa. Tremano leggermente. Sta stringendo le sue cuffie, poi le porta dietro il collo.
La camera indietreggia lentamente. Lisa è isolata. Attorno c'è la Classe. Ridacchiano, ma senza emettere suono (vediamo solo i corpi che sussultano, le bocche che si aprono in smorfie, dita puntate). È un "rumore visivo" assordante.
Marco si avvicina. Cammina con spavalderia. Si piazza davanti a Lisa, invadendo il suo spazio. Marco inizia a imitare i tic di Lisa. Muove la testa a scatti, agita le mani: è una caricatura crudele.
La classe ride (sempre muta, visivamente).
La ragazza si chiude a riccio. Si stringe la testa e si copre le orecchie con le mani, sebbene le cuffie siano scivolate via. È il gesto universale di chi vuole proteggersi e sparire. Sopraffatta, si allontana dal gruppo e sfoga la sua frustrazione urlando verso il cielo.
Improvvisamente, un altro ragazzo le si avvicina porgendole uno specchio ad arco. Lei lo afferra e trova il coraggio di affrontare il gruppo. Si avvicina a ognuno dei presenti e porta lo specchio davanti ai loro volti, costringendoli a osservare la propria immagine riflessa. Li obbliga a prendere coscienza di chi sono e del loro atteggiamento.
Infine, si riporta davanti a Marco. Lui si toglie gli occhiali da sole, e lei lo fa specchiare. Ma per far crollare definitivamente il muro, compie un gesto inaspettato: prende le sue cuffie e le mette sulla testa di Marco. È un invito potente: "Mettiti nei miei panni, entra nel mio mondo".
Il peso dell'angoscia accumulata fa scivolare lentamente la ragazza a terra, in ginocchio.
Marco la guarda. La spavalderia si è sciolta. Avendo visto il proprio riflesso e indossato le cuffie della ragazza, inizia a "sentire" quello che sente lei. Si inginocchia spontaneamente di fronte a lei, le prende delicatamente le mani e poi la stringe in un abbraccio forte e sincero. L'incapacità di empatizzare di Marco viene curata dal coraggio della ragazza, che diventa la sua guida emotiva.
Dallo sfondo, i compagni si avvicinano, uno ad uno. Si inginocchiano tutti attorno a loro. Non ridono più. Ognuno allunga le braccia verso il centro, unendosi in un grande e silenzioso abbraccio di gruppo. Non per colpirla, ma per sostenerla.
L'immagine sfuma sul riflesso di tutto il gruppo, ora sorridente e unito nello specchio, chiudendosi con le parole di Ezio Bosso: "La musica è come la vita, si può fare in un solo modo: insieme!"